BUONANOTTE MAMMA: GRANDE EMOZIONE<br><small> by Saverio Aversa</small>


Interno familiare, modesta casa della provincia americana: salotto, ingresso, cucina. Spazi ridotti che delimitano le esistenze di Jessie e di sua madre, Thelma. Due donne mature, provate dalla vita, dalle sofferenze, dalle separazioni, dalle malattie. Jessie è epilettica, una condizione patologica ben controllata con i farmaci ma che condiziona inevitabilmente le azioni, i progetti, le relazioni. Un matrimonio, un figlio, un divorzio, storie comuni a tante donne, a tanti uomini. Un figlio tossicodipendente che ruba tutto quello che può alla madre e alla nonna per procurarsi la droga.
Sensi di colpa, perché privarsene? Thelma ha nascosto finché ha potuto alla figlia la sua malattia, la stessa del padre, per proteggerla, per non farla sentire differente, vittima di una tara ereditaria. Ma Jessie è stanca di tutto questo, è soffocata dal cordone ombelicale che la lega alla madre, è stremata dai conflitti con il figlio, è pronta ad un gesto definitivo.
Con questo testo Night, mother Marsha Norman ha vinto il premio Pulitzer nel 1984. Premio meritatissimo per un atto unico scritto con grande sensibilità e attenzione, una precisa analisi sociologica ancora attuale a distanza di 30 anni. Il regista Ciro Scalera ha scelto Elisabetta De Vito e Sarah Biacchi e con loro ha costruito uno spettacolo che scorre come una lama affilata, che coinvolge e commuove lasciando l'amaro in bocca e una serie di riflessioni in testa. La bravura e la passione consentono alle due interpreti di far salire simbolicamente gli spettatori sul palco, a farli entrare nella vita di Jessie e di Thelma, a farli partecipare con umana pietà alla loro tragica vicenda.

Spegnete la televisione e andate a teatro, mettete in moto i vostri neuroni: vi farà bene.

TEATRO BELLI-Roma
DAL 10 AL 22 FEBBRAIO 2015
dal martedì al sabato ore 21.00 e la domenica ore 17.30
BUONANOTTE MAMMA
di Marsha Norman
con Elisabetta De Vito e Sarah Biacchi
regia di Ciro Scalera

Saverio Aversa
MultiViral: la metamorfosi (sociale) dei Calle 13<br><small> by Francesco Ferri</small>


Dopo aver conquistato ammiratori in tutto il mondo grazie alla loro capacità di mischiare il linguaggio dell’hip hop con il ritmo del reggaeton, i Calle 13 hanno definito ciò che stavano testando da tempo nei loro precedenti album.
I due fratellastri di Trujillo Alto (Puerto Rico) con MultiViral hanno consacrato definitivamente l’anima dei loro testi con la forte influenza dell’aspetto sociale.


Gli inizi di René ed Eduardo sono stati infatti segnati dalla pubblicazione di pezzi di denuncia nei confronti delle istituzioni governative statunitensi che detengono diversi prigionieri politici portoricani nelle prigioni nordamericane.
Dopo gli iniziali successi, il gruppo ha portato il suo profilo di polemica ad un livello internazionale, criticando il governo venezuelano di Chavez (definendolo “migliore artista pop dell’anno”), contestando le forti relazioni tra politica e paramilitari in Colombia e recentemente denunciando la sparizione dei 43 studenti in Messico.
Da sempre sostenitori dell’indipendenza della loro isola (PR è uno stato non incorporato degli USA, una sorta di colonia), Residente e Visitante, questi i rispettivi nomi d’arte, hanno via via cambiato il loro stile portandolo verso un genere orecchiabile e con un impatto notevolmente più morbido.
Con dieci Latin Grammy Awards, Calle 13 è diventato uno dei simboli della musica urbana mondiale. Già da anni il gruppo è un emblema per i cittadini dei paesi ispanici delle terre d’oltreoceano, non solo grazie al continuo impegno che rappresenta una fortissima immagine di resistenza comune, ma anche e soprattutto per la pubblicazione nel 2011 del singolo Latinoamerica che grida la sofferenza e l’orgoglio dei popoli del subcontinente.
MultiViral rappresenta un cambio radicale: se da un lato c’è una regressione ai testi di denuncia e forte impatto, dall’altro Calle 13 adatta il sound, abbandonando ormai totalmente la grancassa del reggaeton ed abbracciando un nuovo esperimento con melodie pop e rap.
Il singolo Adentro riassume in cinque minuti la superficialità dell’individualismo dei nostri giorni, condanna la censura artistica e fa leva sull’importanza dell’educazione.



Inoltre, nello stesso disco spicca una collaborazione con Julian Assange, altro ribelle dei nostri tempi. Le immagini della clip seguono un ragazzino palestinese che apparentemente cerca di costruirsi di nascosto un fucile, ma alla fine si scoprirà che ciò che realmente sta mettendo insieme sono i pezzi di una chitarra: questo raffigura per un’ennesima volta la volontà del gruppo di mostrare l’importanza di musica ed arte come strumenti di diffusione culturale.
I corpi estranei di Stelio Gicca Palli<br><small> by Marco Buttafuoco</small>



I poeti sono preveggenti? Sentono più o meglio dei sociologi, dei giornalisti (lasciamo stare i politici, si cadrebbe nel banale) lo spirito dei tempi? Difficile da dire in poche righe. Sta di fatto che nella canzone iniziale di questo bel disco Stelio Gicca Palli coglie, nell’assolata scena estiva di una meravigliosa Piazza di Spagna l’odore di una decadenza, un peso opprimente e indefinito. “Aspetteremo l’autunno per aver novità". L’autunno ha portato nella capitale triste le novità che sappiamo: i segni forse irreversibili di decadenza. Eppure Piazza di Spagna alle quattro è stata scritta ben prima che le inchieste scoperchiassero la marcia malinconia della vita pubblica romana Certo, l’autore non si riferisce a quello che le cronache hanno poi rivelato; ma nei suoi versi si avverte semplicemente un senso di stanchezza e d’inutilità che la bellezza di una giornata maschera a fatica. Roma pare una discarica. “Borghesi coatti, guardiani distratti non lascian che spoglie / Che dopo un gabbiano già sazio per via lascerà”
Stelio Gicca Palli è tornato in sala d’incisione e nel mondo della musica dopo alcuni decenni proficuamente dedicati alla professione forense Aveva scritto, nel 1970, quel Te la ricordi Lella, che fu portato al successo da Edoardo De Angelis ed è tuttora un oggetto di culto nella storia della canzone d’autore italiana.a metà degli anni ‘70 Parlava di femminicidio, con piglio pasoliniano (come scrissero giustamente i giornali dell’epoca), raccontando le confessioni di un balordo che uccide l’amante. La realtà ha superato oggi l’immaginazione poetica dell’autore, che, però, giustamente riproposto la canzone, in questo suo cd
Tutti buoni gli altri pezzi, tutti sopra la media. Tutti intrisi di un sottile disincanto generazionale, di un ironico ma accorato riflettere sulle vicende della vita, sui compromessi, sui sogni finiti. Senza cedimenti alla retorica stucchevole. dei tempi che furono. Stelio Gicca Palli, racconta la presa d’atto della realtà di chi ha coltivato grandi ideali i pubblici e sogni privati e oggi fa i conti con gli anni che passano, con gli orizzonti sempre più ristretti della quotidianità, con la miseria e con la fragilità della condizione umana. ”Cara, dillo ai tuoi figli…Che sono cicorie/Non sono mai gigli/ Che crescono ai bordi/ Delle strade del vasto mondo”
Lo fa senza rancori e senza querimonie, con un distacco che il sottile accento romanesco rende ancora più accentuato. E' un'amarezza sobria quella dell’ex avvocato, espressa con una poesia sorvegliata, scabra, mai aulica e mai banale

Un bel disco, ricco di personalità, curatissimo negli arrangiamenti, tessuto di melodie interessanti e piacevoli
In memoriam: Battaglia, Aarset, Rabbia cantano Brescia<br><small> by Margot Frank</small>


Bello, semplicemente bello: di quei dischi che entrano nelle orecchie per le porte dell’anima. Rarefatto, denso, potente e delicato. Come può essere il ricordo di un dolore e il quadro di una tragedia. Parliamo di In memoriam (Medulla), opera a sei mani di Stefano Battaglia (pianoforte), Michele Rabbia (percussioni, live electronics), Eivind Aarset (chitarra elettrica, live electronics) dedicata ai morti di Piazza della Loggia a Brescia a quarant’anni dalla strage. Otto requiem e tre inni suddivisi in due cd, un requiem per ciascuna delle otto vittime la cui morte, purtroppo e come spesso accade, non ha ancora trovato giustizia: Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Alberto Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Vittorio Zambarda. I ghiacci caldi del nord di Aarset si incontrano con le note delicate e precise di Battaglia cucite assieme dal pathos performantico di Rabbia. Un lavoro fatto di intense emozioni musicali che si intrecciano in un interplay senza tempo soffuse del pulsare eterno che avvolge il ricordo degli eroi involontari e delle vittime reali. Quali erano questi militanti, queste donne e questi uomini scesi in piazza ad esercitare un loro inviolabile diritto.
Nessun gesto né oleografico né didascalico in queste pagine di intensa musica: solo musica, pensieri, poesia in note. Un progetto che sa andare al di là dei propri obiettivi e volare, sempre alto. E forse la giustizia di Giulietta, Livia, Alberto, Euplo, Luigi, Bartolomeo e Vittorio sta proprio in questa riconquistata poesia.
"Tutto in ordine" di Andrea Ronchetti al Tordinona di Roma<br><small> by Federico Donati</small>



Dieci le serate in cui è andato in scena lo spettacolo, sempre sold out. Quella di Andrea Ronchetti è stata la commedia che in molti attendevano, uno spettacolo che sin dalla prima scena ha coinvolto il pubblico catapultandolo all’interno della propria vicenda. Un cast formidabile quello di Tutto in ordine: Dario Bovenzo ,(nei panni di Teo), Andrea Ronchetti ( nei panni di Leon), Francesco Mazzei (nei panni di Riccardo), Valeria Izzo (nei panni di Johanna) e Damiano Lo Russo (nei panni di Andrea). Tutti giovanissimi eppure sempre assolutamente all’altezza, dimostrando talento, passione e grandi doti recitative. L’opera si basa su una riscrittura dei Parenti terribili di Jean Cocteau, tragicommedia borghese che da sempre ha appassionato il regista Ronchetti, il quale l’ha rielaborata in forma più leggera e scorrevole per il pubblico scegliendo di andare a trattare tematiche che fossero dell’oggi. All’interno dello spettacolo vi è un grande lavoro di movimento scenico costruito su uno sfondo ove campeggia un  maestoso Wassily Kandisky (Disordine ed ordine). Fondamentale sulla scena è il corpo e il movimento degli attori ed ogni personaggio rappresenta nel suo modo di muoversi ed esprimersi il disordine e l’ordine, appunto. Uno studio quello del “movimento” curato nel dettaglio e studiato nel particolare. Questa lettura di Andrea Ronchetti, quindi, è quella di una commedia sulle relazioni umane e sull’amore. Uno sguardo sul disordine negli affetti, anche in ambito sessuale. Un disordine a cui si porta ordine proprio alla fine dello spettacolo dove a vincere sarà l’amore puro, quale che sia l’orientamento sessuale delle persone. “Puro” come quello che dovrebbe essere l’amore di tutte le età, da quello adolescenziale a quello più maturo. Tutto in ordine: non è stato, quindi, uno spettacolo qualunque, ma piuttosto un’importantissima occasione per riflettere, commuovere e ridere allo stesso tempo. Qualità imprescindibili in chi voglia offrire con personalità il proprio contributo autentico all’arte e allo spettacolo.

Federico Donati
EVVIVA!!!! <br>GLI … R5<br><small> by Micol May</small>


Allora…oggi parlerò degli R5!inizio dicendo che è la mia band preferita…(li adoro!)ma cercherò di non parlare da fan perché sennò starei tutto il tempo a dire quanto sono fantastici quanto amo Ross Lynch (il cantante della band)…quindi cercherò di scrivere come una normale persona che deve recensire una band…
Allora gli R5 suonano pop-rock e alternative rock: la loro musica mi piace molto perché non è come quella delle altre band… intendo che è diversa, forse è anche perché è un p’ più rock che pop nella maggior parte delle canzoni e già questo li rende di fatto diversi da gruppi come, per esempio, i  One Direction.
La band è formata da 4 ragazzi (Ross, Rocky, Riker Lynch ed Elington Ratliff) e una ragazza (Rydel Lynch). Sono tutti fratelli tranne il batterista (Elington Ratliff) che è il loro migliore amico;una cosa che mi piace molto della band è l’origine del nome R5…perché, se ci avete fatto caso, i loro nomi e il cognome dell’amico, iniziano tutti per “R” (R5) e sono in 5 quindi R5.
Hanno pubblicato il loro primo EP nel 2009 intitolato READY SET ROCK  non serve dire che è un pezzo rock, a me piace molto… (mi sa che mi piace il rock…!:-D).
Nel febbraio del 2013 è uscito un altro EP: LOUD (stu-pen-do!!). Circa un anno dopo pubblicano l’album completo Louder che, tra parentesi, ho comprato e praticamente messo in una teca di vetro per quanto mi piace; di quest’album mi piacciono molto le canzoni: Loud, I want u bad, Pass me by e altre…(mi raccomando ascoltatelo!!!)
Poco tempo fa è uscito il nuovo EP che anticipa il secondo album. Le canzoni mi piacciono tutte, però quella che ascolto di più è Stay with me che è un pò triste però mi piace tantissimo! Poi c’è Easy love, Things are looking up e Heart made up on you (che è anche titolo dell’EP). Quando è uscito l’EP, appena l’ho sentito ho iniziato a saltare e a urlare in salotto… perfino la mia gatta si è spaventata tanto da mordermi e uscire dalla stanza isterica (anche se io resto dell’idea che era isterica perché era uscita la canzone non perché era spaventata…;-P)…credo che capite da soli quanto mi piace questo brano…
Insomma gli R5 sono fantastici vi consiglio vivamente di ascoltarli e…..W GLI R5!!!!!!!!!!x-D


Micol May
LA VERITA’ SULLA BOLLA FINANZIARIA: ESCE MASTER OF THE UNIVERSE<br><small> by Margot Frank</small>


Forte, asciutto, impegnativo, appassionante. Appassionante come un thriller. Impegnativo come un’inchiesta. Forte come un film che sa andare dritto alla verità. Questo è Master of the Universe, il documentario di Marc Bauder che, attraverso l’intervista shock a Rainer Voss, un broker un tempo spietato, ora uscito dal giro, ci racconta con freddezza le ragioni del dramma finanziario che sta uccidendo l’economia del vecchio continente. Una fotografia sobria e al contempo lucidamente narrativa. I tratti di una scrittura più cinematografica che semplicemente documentaristica: Marc Bauder firma un film che convince malgrado, qua e là, la difficoltà del linguaggio spesso molto tecnico. Qualche volta sfugge il senso dei dettagli narrati, ma l’emozione della catastrofe raccontata, l’umanità di questo uomo che descrive l’atrofia morale e umana di un periodo tanto importante della sua vita, appassionano e permettono di addentrarsi comunque nel senso più profondo della vicenda.
Vincitore alla Semaine de la Critique di Locarno, finalista all’European Film Award per la categoria documentario, Master of the Universe, dopo un’uscita lampo nelle sale è comunque disponibile in VOD (Video on Demand su Mymovies) grazie al coraggio di un distributore, Nomad Film, che ha aderito Tide, un progetto coordinato da Arp in collaborazione con Europa Distribuzione e altri 30 distributori europei, Under the Milky Way, The Film Agency e 4 agenti vendite con l’obiettivo di sperimentare in Europa nuovi modelli di di distribuzione e di business per il mercato cinematografico.



Margot Frank

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